CITIZEN SCIENCE - la forza della collaborazione

Breve introduzione a una pratica che unisce scienza e cittadini

Partecipazione, collaborazione e democratizzazione della scienza sono il cuore della Citizen science. Letteralmente “scienza dei cittadini”, sta ad indicare un complesso insieme di attività collegate al mondo della ricerca scientifica che includono la partecipazione attiva di comuni cittadini. Si tratta di una pratica dal significato esteso e che contiene variegate definizioni.

All’interno del concetto più ampio di open science, la citizen science si inserisce come strumento di supporto alle istituzioni scientifiche per la risoluzione di grandi sfide quali, tra le tante, la conservazione e gestione della biodiversità, l’attuale emergenza climatica e diverse tematiche legate alla salute e allo spazio creando grandi quantità di open data accessibili e fruibili facilmente da chiunque.

Oggi è molto frequente sentir parlare di citizen science, tanti sono i progetti, le iniziative e le associazioni che svolgono attività di questo tipo coinvolgendo milioni di appassionati cittadini dai diversi background culturali che hanno come unico scopo la volontà di partecipare, comprendere e collaborare con il mondo scientifico e perché no anche divertirsi.

Le origini di questa parola si trovano nelle prime attività che risalgono agli inizi del 900’, che riportano il primo esempio di quello che oggi chiamiamo public engagement promosso dalla National Audubon Society (Stati Uniti), con il Christmas Bird Count con cui sono ottenuti una mole enorme di dati utili per il monitoraggio del trend sulla popolazione aviaria.

Il percorso che ha reso la partecipazione attiva dei cittadini una risorsa ed ha contribuito alla crescita della citizen science è caratterizzato da una natura eterogenea di spinte sociali e tecnologiche che si sono susseguite dal secondo dopoguerra con i primi progetti di alfabetizzazione scientifica negli USA e dall’introduzione del Public Understanding of Science con l’obiettivo di colmare il gap di conoscenza scientifica della popolazione e di renderla maggiormente consapevole e attiva all’interno dei processi decisionali di governance su diverse tematiche.

Durante gli anni 90 si fa strada la grande iniziativa del Public Engagement of Science and Technology ovvero un modello interattivo di partecipazione dei cittadini in diverse forme di partecipazione come referendum, focus groups che incoraggiava la popolazione dei non addetti ai lavori ad attivare competenze e capacità per poter portare un contributo alla risoluzione di problemi. Gli anni 2000 sono però stati fondamentali per quello che oggi intendiamo come citizen science grazie all’introduzione del concetto di Public co-production of Knowledge con cui si elimina la distinzione tra scienziato e pubblico verso un dualismo tra specialisti e non, ognuno con le proprie competenze in una visione di scienza collaborativa e partecipata che ha lo scopo di risolvere collettivamente delle problematiche.

Nel corso del tempo si è ampliata, a fianco al concetto di Citizen scienze, la descrizione degli attori protagonisti di questa attività ovvero il citizen scientist. Nel 2009, Jonhatan Silvertown professore di biologia evolutiva alla scuola di scienze biologiche all’università di Edimburgo individuava il Citizen scientist come un volontario che raccoglie e processa dati parte di una ricerca scientifica. Si delinea un profilo totalmente nuovo del cittadino che diventa attore attivo e non più solo il target di riferimento per azioni di comunicazione o promozione di servizi.

Questa è la descrizione del profilo del citizen scientist delineata anche da Socientize, progetto sulla valutazione dell’impatto della Citizen scienze finanziato dal VII programma Quadro dell’Unione Europea in cui si vede il pubblico di “non-esperti” coinvolto in processi di raccolta, utilizzo e interpretazione dati, seguendo protocolli scientifici definiti. Una definizione diversa da quella proposta da Bonney, in cui l’attività di citizen science è incev l’opportunità di incremento dei momenti di dialogo, un modo per indirizzare l’attenzione pubblica su questioni ambientali e di gestione delle risorse naturali o di salute pubblica favorendo delle collaborazioni tra comunità e istituzioni scientifiche. Si fa sempre più strada quindi la citizen science come nuovo modo di fare scienza, che interessa sempre più scienziati e cittadini e si inserisce in un processo di ridefinizione
del rapporto tra scienza e società.

Il concetto di Citizen science, viene definitivamente riconosciuto nel 2014 dal mondo accademico come “la raccolta e l’analisi di dati relativi al mondo naturale da parte di un pubblico, che prende parte a un progetto di collaborazione con scienziati professionisti” ma si definisce anche come insieme di progetti di ricerca scientifica e attività in cui vengono coinvolti i cittadini nella raccolta dei dati molto spesso accomunati da una sensibilità al tema. Si delinea quindi uno strumento di partecipazione dal basso al progresso scientifico e se non di una presa di coscienza del
funzionamento del metodo scientifico.

A livello globale ad oggi sono migliaia le persone coinvolte, centinai i progetti in corso e le attività di confronto come l’ultima conferenza tenuta da ECSA, (European Citizen Science Association) il 22 luglio scorso sul tema dei benefici della citizen science nella policy making, un momento di
incontro per condividere idee, progetti e risultati. L’Associazione europea per la citizen science costituita nel 2014 conta 260 membri e 30 paesi ed ha l’obiettivo di sviluppare e promuovere best practise in tema CS ma non solo, anche di supportare un approccio comune a livello europeo,
ampliare il sostegno politico in Europa lavorando con i Governi per costruire comunità nazionali di CS. ECSA collabora attivamente con altre realtà internazionali come l’Association Citizen science (Stati Uniti) con sede in California nata negli stessi anni, con il fine di mettere appunto procedure e standard operativi. La collaborazione tra enti di CS rafforza la capacità organizzativa e politica della CS, ampliando le possibilità di interloquire con i Governi a livello nazionale e internazionale indirizzando processi decisionali di risoluzione di problematiche sociali internazionali come il
cambiamento climatico, basandosi su banche dati sempre più affidabili e raccolte in modo partecipato. Negli ultimi vent’anni i progetti sono aumentati esponenzialmente a anche la partecipazione dei cittadini è sempre maggiore, questo delinea un crescente impegno da parte
dei cittadini, una crescente consapevolezza di poter fare la differenza e di voler partecipare al cambiamento nonch’è un crescente interesse da parte degli scienziati ai temi di democrazia e policy.

Il termine Citizen science si riferisce a una varietà di concetti proprio perché raccoglie un’ampia possibilità di attività, dalla divulgazione alla vera e propria ricerca scientifica.

Muki Hacklay, in Citizen Science and Policy: A European Perspective, identifica quattro diverse prospettive in funzione del crescente coinvolgimento dei cittadini. Definendo così citizen science contributiva collaborativa, condivisa ed estrema.

La citizen science contributiva vede progetti in cui il cittadino viene coinvolto nell’attività di osservazione e raccolta dati spesso con l’utilizzo di dispositivi privati per registrare parametri ambientali, ad esempio SETI@home della NASA sfrutta le memorie dei computer quando sono in
stand-by per aumentare la capacità di calcolo di calcolatori condivisi.

Nei progetti di citizen science collaborativa i cittadini sono coinvolti nell’interpretazione di fenomeni scientifici, all’interno di questa categoria si hanno progetti di Volunteer Thinking in cui i partecipanti contribuiscono riconoscendo forme o analizzando informazioni così come progetti di osservazione ecologica e ambientale, un esempio è l’applicazione mobile LastQuake, gestita dal Centro Sismologico Euro-Mediterraneo, che colleziona le testimonianze degli utenti che hanno avvertito una scossa sismica per offrire un’informazione appropriata in tempo reale sullo scuotimento del suolo e i possibili danni provocati.

Mentre, per progetti di citizen science condivisa il coinvolgimento include sia la fase di definizione del problema sia quella della raccolta dei dati e infine la tipologia di progetti di citizen Science estrema prevede il coinvolgimento dei partecipanti in ogni fase del progetto, dalla definizione del problema alla raccolta dei dati, alla analisi e interpretazione dei risultati. Un esempio è il progetto SafeCast emerso a seguito del terremoto di Fukushima per sviluppare un rilevatore fai-da-te (DIY) di radiazioni che i cittadini potessero usare nella loro vita quotidiana.

I modi di coinvolgere i cittadini sono molteplici e le forme spaziano dalla costruzione di sistemi di calcolo virtuale mediante la condivisione in rete delle disponibilità computazionali dei partecipanti o anche sfruttando la loro immaginazione e la loro creatività mediante giochi scientifici e risoluzione di puzzle, alla definizione di mappe e inventari delle specie e rischio di estinzione e delle specie aliene.

Ma tipicamente cosa si intende in modo pratico per citizen science?
In modi diversi le fasi di un progetto di scienza partecipata constano di una prima l’individuazione dei partecipanti a cui vengono definite le modalità di partecipazione che di differenziano in base alla tipologia di citizen science che si va a svolgere. La chiarezza e la facilità oltre che trasparenza delle attività favorisce risultati migliori e maggior affidabilità dei dati ottenuti. Successivamente, si agisce con questionari o interviste modellate sul tipo di progetto. Dopo il periodo di raccolta dati che può avvenire con l’utilizzo di app e quindi estendersi per periodo più o meno lunghi, vi è l’interpretazione e la valutazione dei risultati. Grazie ad azione mediatica e tramite social e newsletter, infine si riesce a dare un feedback sui successi delle attività svolte e mantenere un contatto con il cittadino favorendo la creazione di un network sul territorio e un rafforzamento dell’engagement.

In Italia si è assistito negli ultimi anni a un crescente incremento di progetti, la cui maggior parte legati alla biodiversità e all’osservazione naturalistica, grazie anche alla tecnologia che diventa un’alleata semplificando e migliorando l’esperienza rendendola più fruibile e accattivante. Ed è proprio questo l’obiettivo che sta alla base della scelta di introdurre a supporto del progetto l’utilizzo di app specifiche con interfacce semplici e intuitive. La versatilità e i costi sempre più accessibili di sviluppo e gestione di applicazione permette di utilizzarli in diverse tipologie di progetto.

Nell’ambito del progetto “Improvement of Centrale Karakorum National Park Management as Model for Mountain Ecosystem in Northern Pakistan” finanziato dalla Cooperazione internazionale e Ministero degli affari esteri e coordinato dalla ONG EvK2CNR Pakistan, l’Università di Cagliari ha realizzato GBGEOApp un app in modalità offline e online semplice e efficace con l’idea di supportare e favorire il lavoro di raccolta dati ambientali svolti dalle comunità locali e le guardie del parco nella zona della valle del Deosai nella regione del Gilgit-Baltisan ai piedi del K2 ,diventando una piattaforma di acquisizione e gestione di dati appoggiandosi a immagini da satellire ESA-Sentinel.

Uno strumento unico di collaborazione internazionale, un ponte tra società e scienza per colmare un gap di informazioni essenziali per la comprensione del fenomeno del cambiamento climatico evidente in zone fragili del pianeta. Di grande successo è anche il servizio di network creato con l’app INaturalist per biologi, naturalisti e citizen scientists per mappare e condividere in ogni momento osservazioni sulla biodiversità in tutto il mondo. Le app possono davvero essere un mezzo per rivoluzionare il modo di fare scienza amplificare le possibilità di raccolta dati creando database o delle forme nuove del classico quaderno di laboratorio scientifico che tiene traccia virtualmente dei risultati e contemporaneamente li condivide con gli scienziati che in real time hanno la possibilità di valutarli. A questo proposito per INCREASE nell’ambito delle iniziative per il programma europeo HZ2020 promosso da 28 università, è stata sviluppato una app con cui i partecipanti, cittadini di più di 100 località europee collaborano per la caratterizzazione, gestione, valorizzazione e conservazione di agro-biodiversità.

Nonostante la potenzialità di questo modo di fare scienza, ad oggi si riscontrano diversi punti limite tra cui l’affidabilità infatti ad oggi nel mondo accademico c’è ancora chi non la riconosce come scienza per via delle limitazioni sulla completa affidabilità dei dati ottenuti, nonostante l’unione tra tecnologia dell’informazione abbia implementato la capacità di raccolta dati e organismi internazionali stanno agendo con continui miglioramenti degli standard qualitativi, dei processi di validazione dei dati non ch’è formazione del partecipanti. Si aggiunge poi il problema della difficoltà di reclutamento nelle comunità locali più che a livello nazionale e a questo proposito lo sforzo degli scienziati nel semplificare le attività e renderle fattibili per evitare l’abbandono del progetto e spronare alla partecipazione. Infine, il problema legato alla proprietà dei dati raccolti, alleo sviluppo di regolamentazioni per gestire i diritti dei co-authors e i rapporti con gli scienziati che si sentono gli unici titolari.

La citizen science è una nuova frontiera della scienza, permette di ottenere informazioni di valore e difficilmente ottenibili con gli strumenti e i finanziamenti pubblici attuali. Il fulcro è il coinvolgimento, la partecipazione alla ricerca scientifica che induce maggiore consapevolezza della stessa, della sua importanza e dei suoi limiti avvicinando sempre più i cittadini alle tematiche da risolvere. Il valore educativo e formativo porta inevitabilmente a un cambiamento dei comportamenti e quindi ad una cittadinanza più rispettosa e interessata all’ambiente, alle tematiche scientifiche in senso più ampio ponendo le basi per una maggior fiducia nella scienza e nelle sue potenzialità.

Bibliografia
1. Jonathan Silvertown, A new dawn for citizen science, in Trends in Ecology and Evolution, Vol. 24.
2. Citizen science, su oxforddictionaries.com
3. Muki Haklay, Citizen Science and Policy: A European Perspective (PDF), Woodrow Wilson International Center for Scholars, 2015, pp. 14-15. URL consultato il 3 giugno 2016.
4.European Citizen Science Association, 10 Principles of Citizen Science (PDF), ECSA, settembre 2015.
5.INCREASE Project.
https://www.pulsesincrease.eu/, https://www. u n i v p m . i t / E n t r a / R i c e r c a/La_ricerca_continua_INCREASE_avvia_l_esperimento_di_Citizen_Science
1.GBGEOAppProject https://www.unica.it/unica/it/news_notizie_s1.page?contentId=NTZ196167
2.INaturalist Project https://www.inaturalist.org/projects
3.Jonathan Silvertown, A new dawn for citizen science, in Trends in Ecology and Evolution, Vol. 24.
4.Socientize, su socientize.eu.
European platform for Citizen science https://eu-citizen.science/