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Un laboratorio Glaciologico indoor per capire la fusione della neve

Quando scienziati e artisti s’incontrano possono realizzare esperienze di sensibilizzazione molto suggestive, come l’installazione The Melting Landscape alla Biennale di Architettura 2021, creando laboratori scientifici di glaciologia indoor con l’obiettivo di poter osservare da vicino gli impatto dei cambiamenti climatici su una risorsa critica come la neve.

La neve: una risorsa idrica essenziale

Come fa osservare la FAO – Food and Agriculture Organization, sono le montagne a fornire la quantità maggiore di acqua dolce a livello globale. La quantità di acqua intrappolata in ghiacciai e calotte glaciali rappresenta una piccola parte di tutta la risorsa acqua presente sulla Terra gli oceani garantiscono circa il 96% dell’acqua globale. Tuttavia, l’acqua dolce disponibile la troviamo nei ghiacciai e in forme differenti; inglobata in ghiaccio e neve è solo l’1,7% mentre il 68% circa la dobbiamo a ghiacciai e calotte polari. Grazie alle precipitazioni nevose delle stagioni fredde che accumulandosi assumono la forma di un corpo roccioso sfruttando in particolare la pressione delle nevicate che compattano lentamente il suolo si formano i ghiacciai. 

Quindi, oltre a fornire materiale per la formazione dei ghiacciai, la neve ricopre un ruolo importante nel ciclo dell’acqua con il processo importante della fusione. Si, perché la fusione della neve permette il rilascio di acqua nei fiumi scendendo da monte a valle costituendo così la riserva d’acqua utile e disponibile di cui animali e piante hanno bisogno

Perché è importante sensibilizzare sull'importanza della neve

Si può immaginare la neve come un magazzino delle precipitazioni invernali che garantiscono inoltre con il disgelo, la gestione di bacini idroelettrici e dei laghi. Il fenomeno della fusione, quindi, riveste particolare importanza per la nostra sopravvivenza e come osservato dagli studi ambientali degli ultimi 30 anni questo processo è fortemente alterato dall’aumento delle temperature globali soprattutto nelle zone dal clima freddo.  Questo fenomeno però è sempre molto lontano dagli occhi e dalla coscienza ambientale di tutti noi o per lo meno di chi non vive ai piedi di un ghiaccio o in alta montagna. Per questo nuovi modi comunicativi ed esperienze di sensibilizzazione cercano di trovare la connessione tra dati scientifici e scelte del singolo cittadino di questo Mondo per aumentarne la consapevolezza ambientale sul tema.

The melting landscape: l'arte al servizio della scienza

Dalla collaborazione tra scienziati ambientali e glaciologi del dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano e lo studio dell’architetto giapponese Kei Kaihoh nasce il laboratorio glaciologico indoorMelting Landscape presentato alla  17th International Architecture Exhibition 2021 presso La Biennale di Venezia.

Attraverso The Melting Landscape in collaborazione con l’Italiana Giulia Chiatante e Kentaro Hayashi, l’architetto tenta di portare l’attenzione sulla criticità del fenomeno di fusione nivale, essenziale in quel ciclo cruciale per l’equilibrio della biosfera ovvero il ciclo dell’acqua e fortemente colpito da inquinamento, uso illimitato delle risorse e sfruttamento del suolo.
L’opera presentata è una struttura di teli isolanti in alluminio contenente neve presa in quantità simbolica (qualche decina di metri cubi) dalla non lontana Cortina. La struttura aveva l’intento di far osservare la fusione della neve nel tempo e osservarne così i mutamenti della struttura lungo tutta la durata dell’esibizione.  I laboratori universitari tenevano monitorato l’andamento della fusione attraverso le variazioni di umidità, pressione, temperatura dell’aria sfruttando sensori per il monitoraggio simili a quelli usati in alta quota sviluppati per l’interno.

L'ispirazione

La struttura restituisce, in chiave moderna e adattata all’indoor, la tradizionale struttura giapponese del Yukimuro, struttura per stoccare e conservare cibo usando la neve accumulata. In diverse parti del Giappone è possibile ancora trovare questi refrigeratori naturali per vegetali e sakè i quali utilizzano energia termica in raffrescamento grazie all’elemento naturale della neve invece che usare l’elettricità. Chiamate anche celle di neve, o vere proprie celle refrigeranti per via del fatto che sono costituite di neve accumulata durante l’inverno e materiale isolante all’esterno e mantengono una temperatura costante tra i 3 e 4 gradi Celsius. 

Queste celle vengono posizionate comunemente in Giappone sulle terrazze di coltivazione del riso per abbassarne la temperatura dell’acqua presente nelle risaie prevenendo così il danneggiamento prodotto dalle alte temperature. Molto simile alla tecnica usata nell’antica Roma che prevedeva di raffreddare le bevande riempiendo il perimetro esterno del decanter con ghiaccio o neve.

L’Opera nipponica cerca da un lato di mostrare un fenomeno scientifico sensibilizzando sul tema combinando tecnologia e arte. Dall’altro cercare di portare l’attenzione del visitatore alle implicazioni sociali ed economiche dello sfruttamento delle risorse idriche sulla Terra.

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