L’inquinamento ci rende stupidi?

Non beviamo acqua contaminata, ma accettiamo di respirare aria contaminata. Uno studio rivela gli effetti dell’esposizione a maggiori concentrazioni di CO2 e polveri sottili

“Se non beviamo acqua contaminata, perché accettiamo di respirare aria contaminata?”. È una domanda difficile da dimenticare quella che pone Andrea Bariselli nel suo podcast “A wild mind” (episodio 2, “Gli effetti nascosti della crisi climatica sul cervello umano”), il primo e unico in Italia che parla di neuroscienze in maniera divulgativa, uscito nel 2022 e ancora ascoltabile su tutte le principali piattaforme.

È una domanda che torna guardando il cielo asciutto, le strade polverose, sentendo il naso secco e la gola riarsa. Non piove, non nevica, troppo poco perlomeno, per essere inverno. La Pianura Padana come spesso ha il primato negativo, ora in particolare è allarme Veneto, complice proprio l’alta pressione che non accenna a diminuire, mantenendo la pm10 a livello arancione o addirittura rosso (come a Venezia). Sono scattate le domeniche ecologiche a Padova e Vicenza, ma il punto è sempre lo stesso: non si fa abbastanza per prevenire. Forse in troppi abbiamo dimenticato cosa vuol dire respirare aria buona e vivere in un ambiente più sano. Ce ne accontentiamo per qualche giorno all’anno se andiamo in vacanza in montagna, o al mare (ma dipende ormai da dove). Non pensiamo agli effetti che può avere sul funzionamento del nostro organismo. Il discorso non cambia al cambiare del clima (prima o poi la pioggia arriva).

E dobbiamo tornare a Bariselli

Enfant prodige del settore neuroscientifico, è il fondatore della start up Strobilo nata per analizzare i dati prodotti dalla mente umana quando si relaziona in diverse tipologie di ambiente, al fine di produrre nuovi modelli di vita (una vita migliore, idealmente). Pensare alle applicazioni in campo urbanistico rende subito l’idea.

Allargando lo sguardo, infatti, Bariselli ci ricorda che l’uomo di oggi è frutto un’evoluzione che si è svolta a determinati parametri, fra cui la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, mediamente di 280 ppm (parti per milione). Ma già nel 2015 è stato sfondato il tetto di 400 ppm, con nuovo record 2022 di 418 ppm, stando alle rilevazioni del Greenhouse Gas Bulletin diramato dalla Organizzazione Mondiale per la Meteorologia (World Meteorological Organization, WMO) in vista della Cop28, la Conferenza delle Parti sul Clima che si è tenuta a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023. Significa che l’anidride carbonica, intesa nelle sue concentrazioni medie a livello globale, per la prima volta ha superato del 50% la soglia pre-industriale, attestandosi a un livello paragonabile a quello raggiunto fra i 3 e i 5 milioni di anni fa, quando il pianeta era più caldo di 2-3 gradi e i mari più alti di 10-20 metri.

L’organismo umano si è invece evoluto con una concentrazione media di Co2 di quasi la metà, 280 parti per milione. Il nostro sistema biologico non sarebbe pronto a far fronte a questa sorta di “asfissia”, come la chiama Bariselli, a cui viene sottoposto respirando un’aria che ha concentrazioni di gas così diverse da quelle che può assorbire senza danni. I recenti studi sull’aria stimolati dalla pandemia hanno addirittura dimostrato che gli effetti di deterioramento cognitivo sul cervello iniziano a livelli molto bassi: i primi segnali emergono a 600 ppm, meno della metà di quelli stimati un tempo. Per rendere l’idea, basti pensare che in una classe dopo 45 minuti di lezione se ne rilevano 2500, anche se ovviamente è il tempo di esposizione a fare la differenza e non c’è bisogno di fare allarmismo.

Gli effetti dell’esposizione a gas e polveri sottili

Quali sono gli effetti dell’esposizione a questi livelli di gas? Se è già appurato uno stretto legame con l’insorgenza di problemi respiratori, non è altrettanto noto che: “Più aumenta la CO2 e più le nostre prestazioni cognitive e decisionali calano. Questo è uno degli impatti più sottostimati del cambiamento climatico: ci rende tutti più stupidi. La parola “stupido” è provocatoria e naturalmente va contestualizzata. Bariselli lo spiega bene: respirare costantemente aria inquinata diminuisce la nostra capacità decisionale e perfino la nostra creatività. In prospettiva potrebbe esserci un legame con l’insorgenza di demenza senile.

È quello che dimostra uno studio congiunto di Cina e Stati Uniti effettuato nel 2018 su un campione di 20.000 cittadini cinesi, fra cui erano soprattutto gli uomini con più di 65 anni di età e un basso livello di istruzione a risentire dello smog.

La ricerca era stata pubblicata sulla prestigiosa rivista PNAS, che ancora sul numero di gennaio 2024 presenta un nuovo articolo sull’argomento, frutto di un’analisi interdisciplinare che ha coinvolto studiosi canadesi e statunitensi, dove però il focus si sposta sulla diseguaglianza (“Health and equity implications of individual adaptation to air pollution in a changing climate” è il titolo). Ribadendo infatti che l’inquinamento dell’aria è il primo fattore di rischio di morte prematura e che il cambiamento climatico è destinato a peggiorarlo nel corso di questo secolo, si evidenzia che l’incidenza sarà maggiore sulle fasce povere e meno istruite della popolazione.

L’inquinamento atmosferico ci renderà quindi più stupidi e anche più ingiusti.

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