Perché è importante studiare e datare il ghiaccio?

I nostri ghiacciai stanno scomparendo e con essi se ne vanno montagne di informazioni: perché e come è importante studiarli?

Il nostro clima sta cambiando, ed è ormai dimostrato che le zone di alta montagna si stanno scaldando più rapidamente di quanto previsto dai modelli. I ghiacciai agiscono da vere e proprie sentinelle, e si stima che la maggior parte di quelli che si trovano sotto i 3600 metri di altitudine spariranno entro il 2100. Oltre a perdere grandi riserve di acqua dolce, però, ci stiamo vedendo scivolare tra le mani sotto forma di rivoli e ruscelli moltissime informazioni atmosferiche, climatiche e ambientali. Per questo diversi progetti di ricerca si impegnano a prelevare campioni, studiarli, datarli e conservarli.

L’evoluzione presente

Un primo tipo di monitoraggio che viene effettuato riguarda l’evoluzione presente: si va in ghiacciaio, più o meno nel stesso periodo, a fine inverno/inizio primavera e una seconda volta a fine estate/inizio autunno. Nel primo caso si valuta quanta neve è caduta, per fare il bilancio di massa stagionale dell’inverno, nel secondo si vede quanta ne è andata via rispetto all’anno precedente, per fare il bilancio di massa annuale. Per i ghiacciai questo tipo di studio può essere fatto anche grazie ai satelliti.

Le informazioni contenute nel ghiaccio

Per datare il ghiaccio si può datare direttamente l’acqua di fusione, grazie al particolato atmosferico che contiene – polline, particelle o materie organiche rimaste intrappolate nel ghiaccio, o altri elementi caratteristici, come può essere per i marker del fall-out nucleare degli anni ’50. Il problema dell’aumento delle temperature è che nel ghiacciaio va a fondere gli strati più superficiali e recenti, sui quali ci sono osservazioni meteorologiche dirette, misurazioni di temperatura e molte altre informazioni che consentirebbero una datazione più corretta. Perciò, quando si vanno a estrarre campioni, è importante controllare con metodi geofisici – per esempio, con un georadar – che la massa di ghiaccio sia continua, compatta, senza vuoti.

Anche se le carote di ghiaccio hanno una trasparenza quasi irreale, presentano al proprio interno bolle d’aria, stratificazioni molto precise delle nevicate arrivate dai deserti, aghi di pino… Scendere in profondità corrisponde a immergersi nel passato, fare un viaggio nel tempo. Nel caso dei ghiacciai di alcune zone delle Alpi si possono trovare testimonianze della Prima guerra mondiale, oppure studiare il periodo dell’industrializzazione, per capire quando la Pianura Padana è riuscita a contaminare l’atmosfera e a far arrivare inquinanti fino ai ghiacciai. Nel tempo e nello spazio: la ricerca sulle polveri fini permette di saperne di più sui movimenti atmosferici, che hanno fatto arrivare fin lì quei materiali. Si può poi analizzare il DNA dei vegetali presenti all’interno, ricostruendo la storia di quel tipo di vegetazione, studiare la parte radioattiva, ricostruire le temperature… Possono essere condotte analisi di tipo chimico – per capire cosa c’è all’interno delle carote –, fisico – per avere indicazioni sulle caratteristiche del ghiacciaio stesso -, e biologico – sulla parte “viva” presente all’interno del ghiaccio. Le tecniche per effettuare queste misurazioni dipendono molto dalle quantità di materiale trovato.

Ice Memory

Ice Memory è un importante progetto di ricerca internazionale riconosciuto dall’UNESCO con un duplice obiettivo: raccogliere e conservare campioni di ghiaccio prelevati dai ghiacciai di tutto il mondo che potrebbero scomparire o ridursi moltissimo a causa del riscaldamento globale. Dal sito del progetto, “tutte le informazioni stoccate nei loro strati vengono letteralmente dilavate e perse fin dalle prime fasi di fusione dei ghiacciai, come l’inchiostro di una splendida poesia che si scioglie sotto un bicchiere d’acqua. Dalla necessità di non perdere molte preziose informazioni nasce Ice Memory.” L’idea è quella di creare un archivio climatico mondiale, una banca dati del ghiaccio, in modo che le future generazioni di scienziati, con nuovi strumenti e tecnologie di indagine più sofisticati di quelli attualmente a disposizione, potranno studiare e ricavare dati da campioni rappresentativi del clima regionale di diversi ghiacciai selezionati. Questi verranno conservati nel più grande freezer naturale che abbiamo a disposizione: l’Antartide.

Se da un lato è encomiabile che si stiano preservando campioni di luoghi che sappiamo già finiranno perduti, dall’altro questo ci spinge a riflettere sull’impatto che stiamo avendo sul Pianeta, del quale stiamo iniziando a conservare piante, animali e dati in quelle che rischiano di diventare “wunderkammer della nostalgia”.

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