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Cambiamento climatico: fa riflettere un insetto artista nei boschi di montagna

Nei boschi montani il bostrico, un piccolo insetto endemico dei boschi Alpini sta facendo preoccupare le comunità locali. Disegna intricate gallerie e aiuta a mantenere l’equilibrio nel caos del bosco. La sua accelerata diffusione a causa delle conseguenze del cambiamento climatico, aumento della temperatura e eventi estremi come la tempesta Vaia apre a importanti riflessioni sul tema della gestione dei boschi di montagna.

Il bostrico: un insetto artista

Il bostrico o Ips thypographus è un piccolo coleottero della famiglia degli Scolitidi tipicamente endemico nei boschi Alpini. E’ anche chiamato bostrico tipografo per la sua caratteristica di creare una fitta rete di canali e gallerie all’interno del floema ( la parte di cellule vive tra la corteccia più esterna e la parte interna del fusto) per deporre le uova e riprodursi. Predilige principalmente la specie botanica particolare del genere abies, l’abete rosso (Picea abies) e proprio sezionando la corteccia emergono forme molto particolari e interessanti. 

Un po’ come un artista sulla sua tela, la corteccia lascia impresse delle forme come se fossero simboli che richiamano le incisioni primitive. Solitamente un albero attaccato dal bostrico riesce a sopravvivere se il livello idrico è stabile, mettendo in atto una tra le diverse strategie di difesa- quella di produrre della resina che va a chiudere i fori aperti dal coleottero e limitarne così la riproduzione. 

Tipicamente il bostrico riesce a diffondersi e passare da endemico a epidemico quando trova substrati integri ma molto umidi. Un albero morto non viene minimamente considerato dal bostrico per esempio. Nonostante questo, il bostrico è un’importante risorsa nel bosco perché con la sua azione decompositrice garantisce il corretto equilibrio di specie arboree all’interno dell’habitat dei boschi montani. Amante degli abeti rossi, l’insetto da qualche anno sta dilagando in modo impressionante e incontrollabile diventando ora un problema drammatico da gestire per evitare importanti conseguenze su chi vive delle risorse del bosco.

Cosa succede nei boschi montani a causa dei problemi climatici

Da un lato il cambiamento climatico, aumento delle temperature e l’estrema siccità dell’estate 2022 e dall’altro lato ma strettamente connesso la tempesta della Vaia del 2018 ha portato a condizioni favorevoli per la diffusione incontrollata di questo insetto.

La tempesta della Vaia è stato un evento molto raro, una combinazione di venti molto forti che si è imbattuta su una zona coperta da foreste di Abeti rossi, una specie arborea con un apparato radicale principalmente sviluppato non in profondità e non resistente a situazioni meteorologiche così intense. In poco tempo i flussi di aria hanno spazzato via milioni di alberi e creato le condizioni migliori per la diffusione del bostrico. Una volta terminata la risorsa, si è poi spostato sulle altre specie rimaste ancora in vita dando il via a un’infestazione che ha coperto Trentino alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

La sua diffusione è stata poi accelerata dall’estremo caldo di questi ultimi mesi che hanno aumentato lo stress alle specie arboree ancora sane. Inoltre, le temperature medie sempre più elevate e per periodi sempre più lunghi da un lato favorisce la crescita dell’albero ma anche i processi biologici di riproduzione del bostrico ne sono accelerati.

Quali soluzioni?

È diventata una situazione da monitorare e su cui intervenite per il fatto che i danni che sta facendo sono ingenti. Il danno solitamente si misura in termini di superfice o metri cubi di legname. Ad oggi non ci sono dati certi ma si parla di milioni di metri cubi. Dopo la tempesta Vaia, gli interventi forestali, ove possibile hanno limitato con tagli e asportazione del materiale abbattuto la diffusione e allontanato il pericolo. Infatti, quest’anno la diffusione è stata molto contenuta si legge dai report sul sito della provincia autonoma di Trento.

Sapere con certezza se la situazione può peggiorare non è possibile. Gli alberi e le foreste sono organismi complessi e la risposta a un attacco può essere dipendente da variabili quali il cambiamento climatico che non prevedibile. Nonostante questo l’emergenza potrebbe rientrare in modo naturale considerando che il bostrico ha degli antagonisti, dei predatori che regolano la sua presenza nel bosco- come batteri funghi e vertebrati. 

Ad oggi ciò che si può fare è ricorrere a interventi di bonifica, informare e sensibilizzare da un punto di vista ambientale ed ecologico.  Oltre che puntare a una maggior biodiversità dei boschi, diversificare la composizione per ridurre i rischi o esserne meno esposti. Inoltre, è fondamentale capire il collegamento di questi fenomeni e più in generale dell’alterazione degli equilibrio ambientali con l’andamento del cambiamento climatico. In questo modo è possibile prevedere azioni e una gestione delle risorse forestali che siano modulate a ridurre conseguenze economiche sulle popolazioni locali.

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