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Struttura del Fungo Glaciale emersa lungo il ghiacciaio. Foto da Nimbus di Luca Mercalli e Daniele Cat Berro

Caldo estremo e siccità sul ghiacciaio Ciardoney fanno emergere un fungo glaciale

Dall’ultimo rilievo i dati sulla situazione del ghiacciaio Ciardoney nel Parco nazionale del Gran Paradiso sono allarmanti. Si riscontra una perdita di circa 4 metri di spessore e il ritiro del fronte di oltre 25 metri. L’allarme dalla Società Meteorologica Italiana e dell’Ente parco del Gran paradiso: “La scomparsa del ghiacciaio entro i prossimi decenni è virtualmente certa”.

Ultime dal ghiacciaio Ciardoney in Val Soana

L’estate che ci siamo lasciati alle spalle è quella in cui si è registrata una straordinaria calura, intensa e persistente. Questo e la particolare siccità iniziata a novembre 2021 hanno determinato una situazione drammatica mai registrata prima per il ghiacciaio Ciardoney, a confine tra Piemonte e Valle d’Aosta nel Parco Nazionale del Gran paradiso in termini di ritiro della fronte e perdite di massa e volume.

Il Ghiacciaio Ciardoney è ormai dalla fine deli anni 80’ sotto il monitoraggio della Società Meteorologica Italiana (SMI)che ne effettua rilievi e misure collaborando con l’Ente parco e Iren Energia. “ Nessuna traccia di neve residua, perdite di spessore fino a 5 metri e mezzo, enormi solchi incisi dall’acqua di fusione e luoghi resi irriconoscibili dalla rapidissima consunzione della massa glaciale”. Questa è la situazione riportata nel recente report pubblicato sulla rivista Nimbus dopo l’ultima spedizione conclusa a settembre scorso.

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Foto comparative del primo monitoraggio nel 1971 e della situazione attuale al 2022 che mostrano il cambiamento del ghiacciaio. Foto da Nimbus di Luca Mercalli e Daniele Cat Berro

La perdita di neve record

Il mese di maggio dalle caratteristiche tipicamente estive ha comportato la scomparsa del manto nevoso sul ghiacciaio con un anticipo di un mese rispetto alla media decennale. La copertura a inizio giugno ammontava a soli 25centimetri nel punto più basso e 165centimetri nel punto più alto a circa 3200metri. Questa risulta una situazione straordinaria perché dati del genere non si sono registrati mai prima. In meno di un mese si sono concentrate le ingenti perdite di neve. 

Infatti, dalla spedizione del 14 luglio e la valutazione dello stato delle paline ablatometriche installate( aste di legno, plastica o alluminio posizionate in alcuni punti specifici, infissi nel ghiacciaio che emergendo in superficie a causa della fusione mostrano l’intensità del fenomeno) ha mostrato una perdita tra i 100 e i 200 metri.

Al 20 settembre la situazione che si sono trovati a descrivere Luca Mercalli,il presidente di Smi, e la sua equipé è sbalorditiva. Rispetto al settembre 2021 la perdita è stata di circa 400centimetri in tutte le paline installate.  Il bilancio finale è di circa -4.00metri di acqua equivalente, uno dei dati peggiori della serie e che supera quelli delle annate peggiori del 97-98 e 2002-2003 che si aggirava al massimo a -3metri di perdita. “Si tratta inoltre del triplo di quanto in media si è rilevato, nel già sfavorevole periodo di deglaciazione 1992-2021” come riportato nel report.

L'emergere di un "fungo glaciale"

Il doppio monitoraggio estivo ha permesso  monitorare inoltre la fusione media giornaliera del ghiacciaio che si aggira intorno a 4-5cm al giorno e valutare inoltre le trasformazioni morfologiche del corpo glaciale.

Molto singolare è ciò che l’assottigliamento del ghiacciaio con all’affioramento di rocce e detriti ha portato alla luce. Una struttura particolare che hanno osservato è quella del “fungo glaciale” , costituita da un masso di frana che copre del ghiaccio sottostante limitandone la fusione che resta così in rilievo.

Il ghiacciaio scomparirà definitivamente?

Il bilancio complessivo è di circa 43 metri di ghiacciaio perso e una riduzione di circa mezzo chilometro della fronte. Il ghiacciaio risulta ormai in totale disequilibrio rispetto al clima attuale. Le temperature estive superiori alla media di circa 1.5°C non favoriscono il mantenimento del nevato invernale che solitamente bilancia la perdita di massa. Il nevato invernale è una risorsa importante perché significa pioggia in pianura e una sorgente idrica per la primavera.

I glaciologi affermano che la scomparsa di circa un terzo della su

perficie al 2030 è quasi certa. Se le temperature non dovessero aumentare e le anomalie diminuire di intensità la situazione non cambierebbe in modo consistente. Come tanti altri ghiacciai alpini sotto i 3500 metri, il Ciardoney è destinato, a causa dell’importante deglaciazione che stiamo vivendo (conseguenza delle continue emissioni di gas serra) a scomparire.

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