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Il Catasto dei fenomeni franosi nelle Alpi è online

Per poter definire i possibili scenari di pericolosità e di rischio, il gruppo GeoClimAlp ha realizzato e messo online il Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi italiane, di cui si osserva la correlazione con il cambiamento climatico.

Il gruppo di ricerca GeoClimAlp (Geomorphological impacts of Climate change in the Alps) dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR ha realizzato e reso disponibile online il Catasto delle frane di alta quota nelle Alpi italiane.

“Il CNR-Irpi da molti anni raccoglie e cataloga informazioni riguardanti i processi di instabilità naturale che avvengono sulle Alpi. L’attività svolta ha portato a possedere una enorme mole di dati che, per quanto riguarda i processi di instabilità naturale, abbiamo pensato di organizzare secondo gli attuali standard di fruibilità” ha spiegato spiega Guido Nigrelli, ricercatore del Cnr-Irpi.

Come detto, i dati caricati sul catasto digitale sono organizzati secondo gli standard di fruibilità (FAIR Data), per cui possono essere consultati indifferentemente dai cittadini, dalla comunità scientifica e dai decisori politici. “Con la realizzazione di questo semplice webgis si vuole fornire un concreto strumento di conoscenza, complessivo di tutto l’arco alpino italiano, indirizzato a tutti i cittadini e un elemento di stimolo per la realizzazione di un Catasto delle frane di alta quota delle Alpi europee”, conclude Nigrelli.

I numeri 

Al momento il catasto contiene informazioni relative a 772 processi di instabilità naturale (frane, colate detritiche, instabilità glaciale), avvenuti nelle Alpi italiane ad una quota superiore ai 1500 metri durante il periodo 2000-2022. Fra le tipologie di processi più frequenti si segnalano 279 crolli di roccia, pari al 36 % del totale e 191 colate detritico-torrentizie, pari al 25 % del totale dei processi censiti.

Le Regioni maggiormente colpite risultano essere la Valle d’Aosta (311 processi, pari al 40,3 % del totale), la Lombardia (147 processi, pari al 19,1 % del totale) e il Piemonte (126 processi, pari al 16,3 % del totale), seguito a breve distanza dal Trentino-Alto Adige con 121 processi, pari al 15,7 % del totale.

L’anno record per il periodo considerato è sicuramente il 2022, per il quale sono documentati 71 processi di instabilità e di questi, ben 60 (85 %) sono avvenuti in estate. L’analisi su base annuale ha fatto emergere anche una evidente tendenza all’aumento degli eventi con il passare degli anni, con ogni probabilità un effetto dell’aumento delle temperature alle quote più elevate ed alla conseguente degradazione del permafrost. La stagione in cui questi processi si manifestano con maggior frequenza è quella estiva (giugno, luglio ed agosto), con 434 eventi documentati, pari al 56 % del totale.

Il ruolo del cambiamento climatico

Sono oramai diversi gli studi scientifici che hanno osservato la correlazione tra la maggiore frequenza dei fenomeni franosi in montagna e cambiamenti climatici. Con l’aumentare delle temperature il permafrost, che sulle Alpi è principalmente ghiaccio all’interno delle pareti rocciose, si fonde generando instabilità e frane di quelle parti che erano tenute insieme solo da quello.

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