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Crediti: PNALM

L’orso marsicano Juan Carrito è morto investito da un'auto. Il Parco: se ne va uno di famiglia

L’orso marsicano Juan Carrito, diventato famoso per le sue scorribande e simbolo del Parco d’Abruzzo, è morto nella serata di lunedì 23 gennaio investito da un’automobile.

L’orso marsicano Juan Carrito è morto nella serata di lunedì 23 gennaio investito da un’automobile sulla Strada Statale 17, nei pressi del tunnel di Roccaraso al bivio per il cimitero di Castel di Sangro, fuori dal perimetro del Parco Nazionale d’Abruzzo. A intervenire sul posto i soccorsi Carabinieri, Carabinieri Forestali, Guardiaparco e il Servizio Veterinario di Castel di Sangro. L’identità del plantigrado è stata stabilita attraverso le marche auricolari, con cui era stato sostituito il vecchio radiocollare.

Juan Carrito è morto dopo circa un’ora di agonia. I soccorritori intervenuti sul posto, dopo averlo stabilizzato, lo hanno trasportato nel centro Pnalm di Pescasseroli, ma nonostante le cure non è riuscito a sopravvivere. Ce l’abbiamo messa tutta in questi anni per assicurargli una vita da orso libero. Purtroppo, non ce l’abbiamo fatta e questo ci dà tanta tristezza. Se ne è andato uno di famiglia” ha dichiarato Luciano Sammarone, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a Corriere della Sera. Il corpo dell’animale è stato poi trasferito nell’Istituto Zooprofilattico di Isernia per l’autopsia. La donna alla guida e i passeggeri della vettura sono illesi.

Chi era l'orso marsicano Juan Carrito  

Juan Carrito era un orso marsicano di ben 150 kg, nato nel 2020 nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise da mamma Amarena insieme ad altri tre cuccioli. La loro nascita era stata accolta dal Parco come un miracolo della natura, raramente le orse hanno infatti così tanti piccoli.

A differenza dei suoi fratelli, Juan Carrito era ben presto diventato un simbolo dell’Abruzzo e in tanti si erano affezionati a questo giovane orso irriverente grazie alle apparizioni nei borghi appenninici e alle scorribande nei pollai, sugli alberi da frutto, nei ristoranti stellati e pasticcerie. Tanto da diventare una vera e propria star sui social. Juan Carrito rappresentava la testimonianza che è possibile una pacifica convivenza tra orsi e umani, ma il suo comportamento troppo confidente era diventato nell’ultimo anno un vero problema: il rischio era quello da un lato che gli umani si dimenticassero che questo orso non era un personaggio uscito dai cartoni Disney, ma un animale selvatico da trattare come tale; dall’altro che l’ambiente antropizzato da cui Juan Carrito era attratto per la ricerca del cibo potesse diventare per lui un pericolo. E così è stato.

Si poteva fare di più per proteggere Juan Carrito?

Nelle ore successive all’annuncio della morte di Juan Carrito si è molto discusso se si sia fatto abbastanza per Juan Carrito. “L’orso bruno marsicano Juan Carrito ha vissuto la gran parte del suo tempo terreno, non tra le montagne appenniniche, ma libero tra le persone e le case, e lungo le strade trafficate della marsica. Poteva essere catturato e confinato a vita in una gabbia, ma si è opportunamente deciso di farlo vivere da animale selvatico valutando i rischi che i suoi comportamenti confidenti poteva comportare” ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. 

Noi consideriamo questa scelta l’unica, la più opportuna, ma anche la più difficile da attuare anche perché chi ha dovuto gestire l’orso, ha dovuto fare i conti con i limiti di un’azione di gestione che non dipende solo dai tecnici o dai responsabili dei parchi. Non di sola conservazione ci si deve occupare nella gestione degli orsi, ma anche di strade, di rifiuti, e di comportamenti umani e per mantenere la popolazione di orso bruno in una condizione favorevole, bisogna partire dalle persone che con i propri comportamenti incidono sul futuro libero o in cattività della fauna selvatica. È poi fondamentale accelerare sulla messa in sicurezza delle infrastrutture a partire della strada con interventi di road ecology”.

Nella sera di Natale del 2019 era stata già investita e uccisa un’orsa” a due chilometri da dove è morto Juan Carrito, ha ricordato il presidente del Parco Sammarone, chiarendo però che in quel tratto erano stati da poco “conclusi di lavori di messa in sicurezza del tratto di statale con la realizzazione di barriere e la riapertura di alcuni sottopassi, grazie al contributo del Parco e di due ong”.

Gli esemplari di orso marsicano rimasti

 Quello che ora bisogna fare è incanalare il clamore mediatico generato dalla morte di Juan Carrito in modo utile, ossia per ribadire con ancora più forza l’importanza di politiche e strategia per la tutela dell’orsoIn base ai recenti censimenti, sono rimasti solo circa 60 esemplari di orso marsicano, specie che non esiste se non in questa piccola parte dei nostri Appennini. 

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