Cho Oyu: russi a 7000 m, pronti per il tentativo di vetta

I russi, impegnati nel tentativo di aprire una nuova via lungo la cresta sud-ovest del Cho Oyu, hanno raggiunto i 7000 metri di quota. Fermati dal maltempo sono rientrati al campo base e sono ora in attesa della giusta finestra meteo.

La spedizione russa impegnata sul Cho Oyu, per le celebrazioni del 100esimo anniversario dalla nascita dell’alpinismo russo e del Ministero dello Sport russo, ha raggiunto i 7000 metri di quota e si sta preparando per il tentativo di vetta.

Il team, guidato da Andrey Vasiliev, sta tentando l’apertura di una nuova via lungo la cresta sud-ovest. Un obiettivo già provato nell’inverno 2021/2022 da una spedizione nepalese.

Le prime informazioni

Rientrati al campo base gli alpinisti hanno fornito informazioni sull’avanzamento dei lavori sulla montagna. Oltre a ribadire la scelta stilistica della loro salita (senza bombole d’ossigeno e senza portatori d’alta quota), hanno spiegato di aver lavorato a turni, divisi in due gruppi. La prima cordata, composta da Sergey Kondrashkin e Vitaly Shipilov, ha raggiunto il ghiacciaio di Lungsampa, a 6528 metri di quota. Superato questo hanno affrontato un tratto ripido raggiungendo la cresta sud-ovest.

A questo punto è entrata in azione la seconda cordata, composta da Andrey Vasiliev, Victoria Klimenko e Kirill Eizerman, che ha portato carichi fino a 6400 metri, offrendo supporto alla squadra di testa, impegnata nel mentre lungo la cresta. Un tratto particolarmente tecnico e difficile, che gli ha richiesto attenzione per la presenza di cornici. In due giorni di difficile scalata hanno poi posizionato il campo a 6600 metri di quota. Da qui ancora un altopiano, da attraversare fino alla cresta meridionale del Cho Oyu, a quota 7100 metri, dove hanno fissato un ulteriore campo.

A questo punto la vetta era a portata di mano, ma un peggioramento della condizioni meteo ha stravolto tutti i piani. Se fino alla sera prima pensavano che fosse praticamente fatta, al mattino si sono ritrovati immersi nel whiteout. Impossibile pensare di proseguire, anzi. Per ritornare sui loro passi hanno dovuto utilizzare il gps, unico strumento di orientamento utile nel bianco più totale. Quindi, rientrati al campo base, stanno ora recuperando le forze in attesa di una buona finestra meteo in cui effettuare il tentativo di vetta decisivo.

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