Capanna Margherita: un cantiere d'alta quota indaga la stabilità del permafrost

Partite le perforazioni a Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa. Gli studi, promossi dal Club Alpino Italiano, saranno di aiuto per valutare interventi su stabilità e sicurezza della struttura.

Si è chiusa la stagione estiva e si è aperta quella dei cantieri alla Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa. Posizionato a 4554 metri, sulla Punta Gnifetti (Monte Rosa), la Capanna è stata oggetto di alcune perforazioni volute dal Club Alpino Italiano (CAI) per “per capire la solidità della roccia e le condizioni del permafrost”. La paura del CAI è quella che, con le nuove condizioni climatiche, lo strato di terreno perennemente ghiacciato su cui poggia il rifugio si stia via via degradando in seguito al generale aumento delle temperature medie terrestri.

Parliamo di un rifugio storico, inaugurato nel 1893 alla presenza della Regina Margherita e poi riammodernato nel 1980 con la configurazione attuale. Un luogo di ricovero per alpinisti e appassionati, meta ambitissima durante l’estate. Ma anche luogo di scienza e ricerca. Un rifugio-laboratorio protagonista dei pionieristici studi sulla medicina d’alta del professor Angelo Mosso e ancora oggi annoverato tra gli osservatori più importanti delle Alpi.

Controlli di stabilità

“I controlli vengono fatti con costanza, gli ultimi un paio di anni fa, ma a livello precauzionale si sono volute fare delle indagini per valutare la stabilità della roccia ha spiegato Susanna Zaninetti, presidente del CAI Varallo. “Abbiamo effettuato due sondaggi nella roccia, uno verticale lungo una ventina di metri nella piattaforma di accesso alla Capanna Margherita, l’altro orizzontale sotto la balconata, lungo una decina di metri” ha spiegato il professor Francesco Calvetti del Politecnico di Milano. Calvetti, insieme al collega Graziano Salvalai, è responsabile del progetto commissionato dal CAI.

Prima un controllo visivo della roccia nelle sue profondità, poi l’inserimento di termometri, pressometri e strumenti per percepire le vibrazioni. L’obiettivo è quello di misurare eventuali alterazioni nel sottosuolo, di comprendere spostamenti e deformazioni della roccia sulla quale poggia il rifugio. I risultati non sono però immediati. Per avere delle risposte bisognerà infatti aspettare almeno un anno, fino alla fine dell’estate 2024. Un tempo che permette di mettere a confronto i dati raccolti e di valutarne l’evoluzione nel tempo. L’obiettivo finale, oltre a valutare la stabilità del rifugio più alto d’Europa e gli eventuali interventi da dover svolgere per la sua tutela e per quella di tutti i frequentatori, è quello di mettere a punto uno standard applicabile su tutti i rifugi, creando linee di intervento standardizzate.

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