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Arrampicata. Una nuova via sull'Aguja Mermoz: “¿Qué mirás, bobo?”

L’impresa patagonica di Matteo Della Bordella, Leonardo Gheza e Sean Villanueva O’ Driscoll
Un’arrampicata di 500 metri e una difficoltà di 7b. Il nome è un omaggio a Leo Messi

“¿Qué mirás, bobo?” Una frase che sta diventando sempre più iconica dopo che il fuoriclasse dell’Argentina Lionel Messi l’ha proferita a Wout Weghorst, attaccante olandese ai mondiali di calcio in Qatar, terminato il quarto di finale tra le due nazionali. Cambia il continente, ma non l’epicità. 

E così Matteo Della Bordella, Leonardo Gheza e Sean Villanueva O’ Driscoll l’hanno utilizzata per l’ultima grande impresa: una via sulla est dell’Aguja Mermoz, in Patagonia, con uno sviluppo di 500 metri e una difficoltà massima di 7b. Dopo un inizio di stagione che sembrava non voler lasciar spazio a salite importanti, in Sud America è finalmente arrivata una finestra di bel tempo e il Ragno di Lecco non si è fatto scappare l’occasione per tornare in montagna. Con lui il compagno di spedizione, Gheza, e l’amico belga Sean Villanueva O’ Driscoll. 

“Ci siamo incontrati per caso il primo dell’anno. Siamo andati a far boulder e ce lo siamo trovati lì a piedi scalzi, da poco arrivato in terra argentina” spiega Della Bordella. Poi, da cosa nasce cosa. “Sean avrebbe dovuto aspettare il suo socio, fino al 20 gennaio. Noi, dopo la lunga attesa di una finestra meteo, non vedevamo l’ora di tornare in montagna. Così ho buttato lì l’idea di questa via sulla est dell’Aguja Mermoz, prima con Leo e poi con Sean”. Entrambi hanno subito accettato l’idea con entusiasmo, “Sean aveva la linea nella sua lista, impossibile che fosse diverso: è talmente evidente”.

La partenza

Il trio ha lasciato El Chaltén lo scorso 9 gennaio, per poi prepararsi a scalare nella giornata del 10. “Abbiamo attaccato la parete con le prime luci dell’alba, volevamo sfruttare al massimo la breve finestra che il meteo ci stava concedendo”. Il primo tiro lo apre Gheza. “Sale bene poi, quando è quasi alla fine del tiro, le corde muovono dei sassi che vengono giù e tranciano di netto una delle corde. Non la partenza migliore, ma almeno nessuno si è fatto male. Decidiamo di fermarci un attimo e ragionare su come procedere. Alla fine troviamo una soluzione che ci permette comunque di continuare a scalare”. 

Il risultato è una via di 500 metri che si sviluppa al centro della parete est dell’Aguja Mermoz e che tocca il 7b come difficoltà massima. “Gradi belli tirati”, precisa Matteo. “Una via difficile, bella ed estetica. Piacevole da scalare. Con una scalata in fessura fantastica e un grande diedro finale”. Il trio è arrivato in cima alle 21.30 locali, con le ultime luci del giorno e un panorama unico sul sole che calava dietro al Cerro Torre.

Sean Villanueva-Matteo-Della-Bordella-Leonardo-Gheza

Una spedizione a impatto zero

“Abbiamo scelto di bivaccare in cima, per poi scendere il giorno dopo (mercoledì 11 gennaio) e rientrare a El Chaltén. In parete non abbiamo lasciato nulla, abbiamo recuperato tutto il materiale”. 

E quindi hanno scelto il nome della via ¿Qué mirás, bobo?. Una frase che ormai in Argentina (e non solo) è diventata un tormentone. Tradotto significa “Cosa stai guardando, idiota?”. Dopo essere diventata un meme, ma anche essere finita su magliette e tazze oggi, raggiunge le vette dell’Argentina contaminando anche il mondo dell’alpinismo.

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