Hansjörg Auer, una vita verticale

Ricorre quest’anno l’anniversario per i 40 anni dalla nascita di Hansjörg Auer. Tra i più forti alpinisti della sua generazione, ha segnato un tempo spingendo la pratica verso un nuovo futuro.

Se fosse ancora vivo, il 18 febbraio 2024 Hansjörg Auer compirebbe 40 anni. L’alpinista austriaco che insegnava matematica e fisica nelle scuole aveva stupito il mondo nel 2007 con la salita in free solo della Via Attraverso il pesce in Marmolada. Il 16 aprile 2019, con il connazionale David Lama e lo statunitense Jess Roskelley, fu travolto da una valanga sull’Howse Peak, in Canada. Pochi mesi dopo avrebbe vinto il Piolet d’Or.

Attraverso il pesce, verso il futuro

Il volto lungo e magro, i capelli arruffati in contrasto con una barba dall’aspetto curato, occhiali squadrati, sguardo determinato eppure dimesso, non senza una punta di agrodolce negli occhi. Una delle foto di Auer diffuse sul web lo ritrae così, in bianco e nero. Come la sua breve vita del resto: o tutto o niente sembrano gridare le sue scalate pazzesche realizzate in free solo e con tempi da record.

La sua salita più iconica ne è un esempio: la Via Attraverso il pesce sulla Sud della Marmolada, 900 metri verticali gradati 7b, senza corda e in meno di tre ore, seconda ripetizione in solitaria dopo quella del ’90 di Maurizio Giordani, che però si era assicurato per 9 tiri (su 38), impiegandoci 10 ore. Il 29 aprile 2007, a 23 anni, Auer aveva compiuto la prima salita in free solo assoluta di una delle più famose vie della “parete d’argento”, aperta nel 1981 dai cecoslovacchi Igor Koller e Jndrich Sustr. Lo aveva fatto senza annunci, non perché la via era famosa, ma perché gli piaceva la roccia fin da quando l’aveva salita con un amico nel 2004.

«Per me è stata una giornata abbastanza normale, per il mondo alpinistico invece è stato quasi uno shock» avrebbe detto lui in una video intervista nel 2008 al Trento Film Festival. Lo riporta Carlo Budel nel suo libro “La sentinella delle Dolomiti”, dove ad Auer è dedicato un intero capitolo, tanto l’autore fu colpito da quel ragazzo, «un così grande atleta e una persona umanamente squisita», incontrato nel 2018 durante un breve soggiorno alla Capanna di Punta Penia gestita da Budel.

Il Piolet d’Or

Auer era morto da quattro mesi quando la giuria del Piolets d’Or decise di premiarlo con l’Oscar dell’alpinismo per la salita in solitaria del Lupgar Sar West (7.181 metri), nel Karakorum occidentale, in Pakistan, realizzata nel 2018. Un riconoscimento che avrebbe ritirato insieme a David Lama, visto che anche al connazionale era stato assegnato per la salita in solitaria della cresta ovest del Lunag Ri (6.895 metri), in Nepal. Ma il destino scelse altrimenti e quel premio postumo sancì un genio che non avrebbe mai conosciuto la vecchiaia.

L’austriaco aveva sfiorato il Piolets d’Or già nel 2014, con la prima salita assoluta del Kunyang Chhish East (7.400 metri, Karakorum, Pakistan), insieme al fratello Matthias e a Simon Anthamatten. A cui erano seguite nel 2016 le salite all’inviolata parete nord del Gimmigela East (7.005 metri, nell’Himalaya orientale), insieme a Alex Blümel, e sempre con Blümel ma anche con David Lama alla cresta Sud-Est dell’Annapurna III, 2300 metri di dislivello rimasti “inscalati” a causa delle avverse condizioni meteo. A testimonianza ci resta il pluripremiato cortometraggio “Annapurna III Unclimbed”, diretto da Jochen Schmoll.

In mezzo la spedizione vittoriosa, eppure tragica dell’ottobre 2015 al Nilgiri South, nell’Annapurna nepalese, salito dalla parete sud, all’epoca mai scalata. Con Auer c’erano Blümel, ma anche Gerhard Fiegl, il quale morì durante la discesa.

I colossi di Himalaya e Karakorum erano un sogno per Auer, coltivato forse fin da quando, ancora dodicenne, aveva iniziato ad arrampicare insieme alla sua famiglia, frequentando un corso del Club Alpino Austriaco. Ma oltre a quelli, Auer esplorò anche molte altre vette in giro per il mondo, arrivando anche in Patagonia e Norvegia.

Per “divertimento” arrivò anche in Africa, quando partecipò al film di Reinhold Messner “Still alive” (2017) insieme al fratello Vitus, nei panni della coppia protagonista del “Dramma sul Monte Kenya” raccontato dall’alpinista-regista, per fortuna finito bene.

Il triste epilogo

Oltre alle imprese iconiche, Auer aveva già aperto e salito parecchie vie su roccia e ghiaccio quando partì per il Canada, diretto all’Howse Peak, nel Parco Nazionale di Banff. Con lui (35 anni) c’erano David Lama (28 anni), che come lui all’epoca era considerato uno degli alpinisti di punta sulla scena internazionale, e Jess Roskelley (36 anni). La salita sulla via M-16 di quella vetta alta 3.295 metri nelle Montagne Rocciose canadesi fu l’ultima per i tre, travolti da una valanga mentre scendevano, il 16 aprile 2019.

Toccò a John Roskelley, padre di Jess, nonché importante himalaysta statunitense attivo fra gli anni ’70 e ’80, recuperare i corpi dei giovani, pochi giorni dopo. E anche ricostruire l’esatto percorso seguito dalla spedizione, grazie al ritrovamento della GoPro di David Lama e delle foto del cellulare di suo figlio Jess.

Contro ogni detrattore, John Roskelley dimostrò che la spedizione aveva salito addirittura una variante della pericolosa M-19 aperta da Steve House, Barry Blanchard e Scott Backes nel 1999.

Fu l’ultimo atto di una vita lanciata verso le più alte vette dell’alpinismo, nella consapevolezza di poter morire, ma con l’urgenza di esplorare i confini dell’anima.

ULTIME NOTIZIE

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

CORRELATI

Notifiche
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti