Mountain Genius accoglierà il catasto dei 5000 ghiacciai del Pakistan

Partirà ad ottobre il grande progetto internazionale “Glaciers and Students” per il monitoraggio di oltre 5000 ghiacciai fra Karakorum, Hindu Kush e Himalaya. I risultati della ricerca, condotta dagli studenti delle università pakistane con il supporto di EvK2CNR ed EvK2Minoprio, confluiranno nel grande database che Mountain Genius renderà disponibile ai ricercatori di tutto il mondo.

I tempi delle “macchie bianche sulle carte geografiche” sono finiti ormai da almeno un secolo. Tutta la superficie della Terra è state esplorata e mappata. Eppure esistono ancora vaste aree del nostro pianeta che, dal punto di vista della ricerca scientifica, rimangono una “terra incognita”. Fra queste le grandi catene montuose dell’Asia come l’Himalaya e il Karakorum, delle cui caratteristiche ambientali e climatiche sappiamo ancora ben poco.

Una carenza non di poco conto se si pensa al ruolo fondamentale che queste montagne hanno nella regolazione del clima globale e al fatto che dai loro immensi ghiacciai derivano le risorse idriche da cui dipende la vita di centinaia di milioni di persone.

Nei decenni passati i ricercatori italiani sono stati dei veri e propri pionieri di questa esplorazione scientifica, portando avanti, nell’ambito del progetto EvK2CNR, diversi progetti che hanno fornito alla comunità internazionale informazioni rivelatesi essenziali per gli studi sul cambiamento climatico.

Nella scia di questa tradizione lo staff delle associazioni EvK2CNR ed EvK2Minoprio, in collaborazione con la Karakorum International University, la Baltistan University, Università Statale di Milano e l’Università di Cagliari, si preparano a mettere in campo il nuovo ambizioso progetto “Glaciers and Students”, per il monitoraggio sistematico degli oltre 5000 ghiacciai del Pakistan.

“Questo programma di monitoraggio ha avuto una lunga gestazione cominciata nel 2017 e proprio in queste settimane si sta finalmente concretizzando – spiega Maurizio Gallo, presidente di EvK2Minoprio e coordinatore del progetto – Tutto è partito dalle molteplici attività avviate da EvK2CNR nell’ambito del precedente progetto SEED (Social Economic Environment Development in the Central Karakorum National Park) portato avanti in Pakistan, nell’ambito del quale è stato realizzato il piano di gestione del Parco del K2. Quel progetto prevedeva anche una serie di attività di monitoraggio dell’ambiente, dei ghiacciai, della natura e delle foreste dell’area montuosa della regione del Gilgit Baltistan. Nell’ambito di quei monitoraggi si è realizzato il catasto dei ghiacciai del Parco del K2, in particolare dell’area del grande bacino del Baltoro, dove sono state fatte diverse missioni scientifiche e sono state installate stazioni meteorologiche ad alta quota: una presso il villaggio di Askole, una a Urdukas, a 3800 metri di quota e una al Circo Concordia, nel punto dove il ghiacciaio Godwin Austen confluisce in quello del Baltoro. Durante successive spedizioni sono state posizionate stazioni anche ad un’altitudine ci circa 5000 metri, ai campi base delle grandi montagne del Karakorum che superano i 7 e 8000 metri. Abbiamo raccolto preziose informazioni sui flussi idrici ed è stato costituito un primo catasto, determinando i confini e lo spessore di oltre 500 ghiacciai. I riscontri scientifici di questo lavoro sono risultati così importanti da far nascere l’ambizione di estendere il monitoraggio a tutti i ghiacciai del Pakistan, che sono più di 5000”.

Raccogliere dati su un territorio così ampio ed impervio richiederà ovviamente un grande sforzo logistico e tecnologico, giustificato però dal fondamentale valore che il catasto potrà rappresentare per tutti i futuri programmi di ricerca: “Al momento attuale ci sono pochissime informazioni  sule condizioni di questi ghiacciai, grazie al monitoraggio sistematico che stiamo approntando potremo avere una “fotografia “ dettagliata del loro stato attuale, che costituirà la base per tutti gli studi successivi, a partire dalla quale potremo meglio comprendere le loro evoluzioni. Tenuto conto della vastità e dell’importanza ambientale e socioeconomica di questi ghiacciai, approfondire queste conoscenze è essenziale nell’ottica dell’impegno che la comunità scientifica internazionale sta mettendo in campo per la gestione del cambiamento climatico. I dati raccolti inoltre ci consentiranno di comprendere meglio uno dei grandi misteri della glaceologia: la cosiddetta “Karakorum anomaly”, ovvero il fenomeno per cui, almeno apparentemente, i ghiacciai di quest’area si stanno ritirando con un ritmo molto inferiore a quelli del resto del Pianeta”.

Strumento fondamentale per il programma di monitoraggio saranno le moderne tecnologie satellitari, che oggi consentono di scattare immagini della superficie terrestre ad altissima risoluzione: “L’evoluzione tecnologica ci consente di  realizzare fotografie satellitari estremamente dettagliate a partire dalle quali, con un sofisticato processo di elaborazione matematica dei dati, è possibile estrarre delle carte di uso del suolo che consentono di determinare con estrema precisione l’estensione e i confini del ghiacciaio, individuando il limite effettivo dove il ghiaccio si esaurisce e comincia il terreno scoperto”.

I ricercatori, però non si limiteranno ad osservare dall’alto attraverso l’occhio del satellite, ma saranno impegnati anche in missioni sul campo: “Abbiamo individuato alcuni ghiacciai campione sui quali verrà realizzato uno studio più approfondito relativamente allo spessore e alla trasformazione del ghiaccio e dove realizzeremo missioni sul campo mirate a tracciare la ricostruzione storica della ldell’evoluzione degli ultimi quarant’anni. Inoltre è prevista la revisione e la riattivazione di tutte le stazioni meteorologiche in quota alle quali precedentemente accennavo. La manutenzione di queste stazioni è fondamentale perché da loro derivano dati importantissimi per comprendere l’evoluzione del clima, che nessun altro è in grado di raccogliere a quelle quote”.

Ad affiancare i ricercatori italiani – coordinati dala dottoressa Guglielmina Diolaiuti dell’Università Statale di Milano per la parte della glaceologia e dalla dottoressa Maria Teresa Melis dell’Università di Cagliari per i programmi di rilevamento satellitare – ci saranno gli scienziati e gli studenti della Karakorum International University di Gilgit e della Baltistan Universiy di Skardu. Una partnership che si colloca nel solco degli ormai storici rapporti di collaborazione scientifica fra Italia e Pakistan, da sempre particolarmente attenti alla condivisione delle conoscenze e allo sviluppo delle competenze locali: “Il progetto si chiama “Glaciers and Students” proprio perché la chiave di volta della sua realizzazione sarà il coinvolgimento degli studenti delle due università Pakistane. L’UNDP, il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite ha già messo a disposizione i fondi per la creazione di un laboratorio di glaceologia presso l’Università di Gilgit e per fornire agli studenti i materiali e le attrezzature che serviranno nell’ambito del programma. Il coinvolgimento comincerà con l’organizzazione di workshop destinati alla formazione degli studenti, in modo che poi possano intervenire sul campo con i nostri esperti e i ricercatori locali per la raccolta delle informazioni e il trasferimento dei dati su mappe satellitari georeferenziate attraverso un’apposita App che andremo a sviluppare e che consentirà di effettuare la raccolta attraverso un normale smartphone. Vista la mole dei rilevamenti da effettuare – più di 500 ghiacciai! – si tratta sicuramente di un progetto molto ambizioso, ma c’è sicuramente un grande entusiasmo ed interesse anche da parte delle autorità locali”.Il progetto, che sarà finanziato dal UNDP attraverso la Cooperazione Italiana, dovrebbe partire nel prossimo mese di ottobre, con l’obiettivo di partire subito con i programmi di formazione degli studenti per essere operativi con le missioni sul campo già nella primavera del 2022.

Il cronoprogramma prevede circa due anni e mezzo per completare la mappatura dei ghiacciai. Nel frattempo la straordinaria mole dei dati raccolti ed elaborati confluirà sulla piattaforma di Mountain Genius, per essere messa a disposizione della comunità scientifica internazionale.