Alex Txikon all’Annapurna: “Se devo morire, voglio morire felice”

Alex Txikon, con il suo team, ha iniziato l’acclimatazione in vista del tentativo di salita all’Annapurna programmato per gennaio. L’alpinista basco ha in mente una spedizione rapida.

Prosegue la spedizione di Alex Txikon, diretta all’Annapurna. In questi giorni, dopo qualche giorno di trekking, lui e il suo team hanno iniziato la prima fase di acclimatazione. “Oggi, per la prima volta, abbiamo toccato i 5000 metri” scriveva una settimana fa sui suoi social l’alpinista basco. “Ci sono stati tratti duri, che ci hanno fatti soffrire, ma ci siamo divertiti”. Ieri poi sono riusciti a raggiungere i 6000 metri di quota.

Una spedizione veloce

Arriva finalmente qualche informazione in più sulle intenzioni di Alex Txikon e compagni sull’Annapurna. Da un’intervista rilasciata alla stampa spagnola, emerge che lo scalatore basco ha in mente una spedizione veloce, diversa da quelle che siamo abituati a vedere in inverno. “Negli ultimi dieci anni i tentativi invernali hanno sempre richiesto circa 3 mesi” spiega. “Questa volta l’idea è quella di restare per solo un mese. L’acclimatamento di questi giorni sarà quindi fondamentale per la prossima fase della spedizione che prevede di “effettuare l’attacco di vetta a gennaio”.

Meglio una vita lunga o morire felici?

“Non voglio morire” si racconta Alex Txikon. “Ma abbiamo la fortuna di poter scegliere come vivere”. Txikon ha alle spalle oltre trenta spedizioni e 11 Ottomila in tasca, tra cui Nanga Parbat salito in prima assoluta invernale e anche un’invernale al Manaslu. Ora punta all’Annapurna, già salito, ma estremamente difficile.

Ma non è sulle difficoltà che si focalizza la riflessione dello scalatore. Il suo approccio è una presa di coscienza. “Prima avevo così tanta paura che, quando attraversavo una zona pericolosa, lo facevo annegando nel mio cuore e nel mio petto. Poi, mi sono detto che dovevo controllare quelle sensazioni. Se devo morire, voglio morire felice e se controllo meglio la mia paura sarò meno esposto alla morte. Con la paura sei più goffo”. Le emozioni sono fondamentali, spiega. “Se pensi a cosa ti aspetta quando ritorni, alla tua età, a come hai tutti la vita davanti, alla famiglia. Devi lasciare tutto da parte, perché lì niente ti aiuterà. La vita media di una donna occidentale è di 35mila giorni, quella di un uomo è di 33mila giorni. Siamo nati nella parte buona del Pianeta e abbiamo l’opportunità di scegliere come vivere questi giorni. Per me, se parto con 16mila ma ho vissuto con intensità e mi sento realizzato, allora è sufficiente. La morte fa parte della vita ed è essenziale sapere che moriremo”.

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