Zillertal: Sieberer e Waldner aprono la direttissima alla nord dello Schrammacher

Nei due giorni più freddi di questo inverno Martin Sieberer e Lukas Waldner si sono resi protagonisti di una difficile e complessa apertura lungo la parete nord dello Schrammacher, su cui hanno aperto una via direttissima.

Gli scorsi 15 e 16 gennaio Martin Sieberer e Lukas Waldner si sono resi protagonisti dell’apertura di una nuova via lungo la parete nord dello Schrammacher (3410 m). Ci troviamo nelle Alpi dello Zillertal, in Austria, dove i due sono riusciti nella salita di una via direttissima con uno sviluppo di 800 metri e difficoltà fino a M7, AI6.

A immaginare la salita Waldner, che mostra la foto dell’ipotetica linea a Sieberer con cui, fino a quel momento, non aveva realizzato grandi prime ascensioni. “Prima di dicembre ci conoscevamo appena” spiega Martin Sieberer. “Ci seguivamo su Instagram e avevamo scambiato qualche chiacchiera a una fiera”. A dicembre poi si legano in cordata per salire la via “Limited in Freedom” al Pilastro Centrale del Sagwand (non molto distante dalla cima su cui hanno aperto la nuova via). Da qui nasce l’idea di affrontare la nord dello Schrammacher, che Sieberer già conosceva bene per averci aperto “Goodbye Innsbrooklyn” insieme a Simon Messner.

La salita

I due alpinisti hanno raggiunto il rifugio Geraer Hütte nel pomeriggio del 15 gennaio, con un temperatura di -25 gradi. Sicuramente uno dei giorni più freddi di questo inverno 2023/2024 sulle nostre Alpi. “All’inizio l’idea ci è sembrata assurda”. Con poche informazioni in tasca, un freddo pungente e pochi dettagli sulle condizioni della parete, hanno iniziato l’avvicinamento.

“In due ore circa abbiamo completato l’avvicinamento, e superato il primo nevaio ripido. Così ci siamo messi al lavoro sulla prima cengia di roccia”. La parete nord della montagna è solcata da alcune sezioni di neve che la percorrono longitudinalmente, da ovest a est. Obiettivo dei due alpinista era quello di “passare da una cengia di neve all’altra nel modo più diretto possibile. Il tutto affrontando condizioni e difficoltà estreme. “A volte scalavamo su misto, altre volte su lastre di ghiaccio arrampicabili”.

Raggiunta la seconda fascia di roccia davanti ai due scalatori si è parato un difficile tratto di M7, il punto chiave dell’intera via. “Non era previsto e ci ha portato via molto tempo”. Sopra hanno poi continuato per tratti di ghiaccio e neve fino alla parte alta dell’itinerario, dove si sono concentrate le maggiori difficoltà. “Ho salito una rampa piena di neve, perfetta, fino a poco sotto uno strapiombo bloccato da un fungo di neve” racconta Sieberer. “Era difficile scavalcarlo. Ho provato a destra e a sinistra, finché finalmente non ho trovato lo spazio”. Qui, la sorpresa: “un vecchio spit arrugginito che spunta dalla roccia. Mentre lo aggancio, viene quasi verso di me. Mi preparo allo strapiombo, cerco di raddrizzarmi e l’intero fungo di neve si stacca e cade con me. L’attimo è eterno, ma nel giro di pochi secondi l’atterraggio è morbido. Le soste tengono!

Con la caduta del fungo è poi stato molto più facile proseguire verso l’alto, riuscendo a sbucare in cresta verso le 16.30 del 16 gennaio. Da qui sono andati velocemente fino in cima e poi hanno ripreso la discesa, attraverso il versante est. Una lunga discesa su un versante carico di neve che ha richiesto molta attenzione. Alle 20, finalmente, si sono ritrovati sulla porta del rifugio. Finalmente fuori dalla parete. “Sicuramente una scalata che ricorderemo per molto tempo”.

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