Via “Enigma” alla Torre Trieste. Il racconto di Alessandro Baù, Alessandro Beber e Nicola Tondini

Un’avventura tra amici sulla Torre delle Torri, un rebus decennale finalmente risolto con la salita della via “Enigma” alla Torre Trieste.

Nel gruppo montuoso del Civetta, nelle Dolomiti Bellunesi, si erge un maestoso pilastro di roccia su cui sono state scritte nei decenni vie numerose e impegnative, oggi divenute classici itinerari di salita alla vetta. È la Torre Trieste (2.458 m), detta anche la Torre delle Torri. A distanza di oltre un secolo da quella che è considerata la prima salita assoluta alla cima, realizzata nel 1910 da Napoleone Cozzi e Alberto Zanutti, il monolite dolomitico offre ancora spunto alla fantasia di arditi alpinisti che vogliano tracciarvi nuove vie. Tra gli itinerari di più recente nascita vi è “Enigma” (900m, IX/IX+ (VIII obbl.), R3, III, EX), via aperta sulla parete sud da Alessandro Baù, Alessandro Beber e Nicola Tondini nel novembre 2022 e liberata dai medesimi nel giugno 2023.

Un sogno lungo un decennio

“Enigma” è un’avventura tra amici, nata da una idea di Nicola Tondini, rimasta sospesa tra sogno e desiderio per anni e anni. “Ricordo come fosse ieri un giorno di ottobre di 20 anni fa, in cui mi trovavo in val Corpassa. Ero a dormire a Capanna Trieste e il mio sguardo era catturato dalla parete sud della Torre Trieste. Cercavo di individuare le possibili vie nuove realizzabili lì”. Dieci anni più tardi Tondini si trova a salire in parete lungo la via Carlesso “e mentre l’arrampicata scorreva veloce sotto le mani, lo sguardo si andava a posare sulle molte sezioni di parete tra questa via e la via Cassin. Molte erano invitanti, tante altre sembravano invece dei grandi punti di domanda”.

L’idea di tentare una nuova via viene condivisa con Alessandro Baù e Alessandro Beber, compagni di cordata nell’apertura di Colonne d’Ercole (2012), sulla parete Nord-Ovest del Civetta. Tutti e tre conoscono già la Sud, ne hanno percorso più volte la Cassin e la Carlesso. La volontà di unire le forze per realizzare questo nuovo sogno condiviso c’è ma il progetto resta in stand by, fino al lockdown del 2020, che offre sufficiente tempo per studiare la parete attraverso scatti collezionati negli anni e valutare potenziali linee di salita nel settore di roccia compreso tra la Cassin e la Carlesso. L’incertezza è tanta, le foto mostrano chiaramente la presenza di sezioni di roccia liscia che sembrano insuperabili.

A incrementare le difficoltà, come evidenzia Alessandro Beber, è la “malsana tendenza” del trio a porre delle regole che complicano il gioco. Non hanno soltanto intenzione di aprire una nuova via sulla Torre più celebre delle Dolomiti, “ma vogliamo che sia una via con una sua logica, che non disturbi le grandi classiche e che rispetti la storia della parete, che sia in stile tradizionale, che non richieda di progredire in artificiale”.

Passano altri due anni, in cui le insicurezze crescono ma il progetto resta vivo. A giugno 2022 decidono di passare dall’idea all’azione, ma un imprevisto scombina i piani. Un infortunio al dito di Beber determina uno slittamento dei propositi all’autunno. Il 26 settembre i tre si ritrovano finalmente alla base della parete e il sogno inizia a diventare realtà. “Quando abbiamo iniziato a salire siamo sempre stati concordi su che linea seguire, era facile… la più bella!”, ricorda Baù.

Nel primo tratto di salita, fino alla cengia “zero”, dove parte il tratto comune della Carlesso e della Cassin, seguono una linea evidente di fessure e diedri, senza incontrare grandi difficoltà. Al momento di affrontare la prima fascia strapiombante, il meteo impone però un dietrofront. Dopo una settimana tornano alla Torre e notano che qualcosa è cambiato: c’è qualcuno in azione nella stessa porzione di parete, una cordata composta da Simon Gietl, Vittorio Messini e Matthias Wurzer. I due team lavorano in parallelo per settimane. Il trio di italiani riesce a superare le zone più incerte, grazie a sequenze di appigli perfetti. Tra fine settembre e inizio novembre, in 7 giornate non consecutive, risolvono i 28 tiri di quella che viene ribattezza via “Enigma”. Il 4 novembre arrivano in vetta, stringendosi in un abbraccio emozionato.

Perché il sogno possa dirsi realizzato manca un elemento: la prima salita in libera. L’inverno è alle porte e bisogna rimandare, almeno di una manciata di mesi, tempo del ritorno della primavera. Ma il meteo primaverile ostacola i piani. La finestra perfetta arriva che ormai è estate: il 24 e 25 giugno 2023 i tre tornano in parete e liberano la via one push, alternandosi sui 28 tiri di quel rebus decennale finalmente risolto. Tre mesi più tardi, tra il 3 e il 4 settembre 2023, Marco Cordin e Matteo Monfrini ne realizzeranno la prima ripetizione.

La salita sulla Torre Trieste chiude un capitolo ma apre le porte a nuovi progetti. “Con l’inverno in arrivo è tempo di sfogliare le guide, scorrere le foto fatte alle pareti durante l’estate e decidere gli obiettivi per la prossima stagione”, commenta Alessandro Baù, anticipando intanto come obiettivo dell’inverno alle porte, un ritorno in Patagonia.

Il perché di un nome misterioso

“Enigma”. A proporre tale nome per la via è Beber, “per lo stato di incertezza che ci ha accompagnato per tutta la salita, fino agli ultimi tiri, dove la roccia compattissima non lasciava sperare di trovare una via verso l’alto”. Idea che ha trovato pronta approvazione da parte di Baù e Tondini, un perfetto acrostico degli elementi essenziali di questa avventura condivisa: Energia, Natura, Idealismo, Grinta, Meraviglia, Amicizia.

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