L’Umbria parla di libertà e apre i sentieri ai mezzi motorizzati

Accade il 20 dicembre 2023, quando la Regione Umbria emette un emendamento con cui apre sentieri, mulattiere, viali parafuoco, piste di esbosco e di servizio boschi e pascoli al traffico motorizzato.

Via libera ai mezzi motorizzati sui sentieri di montagna in Umbria. È quanto ha stabilito il Consiglio regionale lo scorso 20 dicembre attraverso un emendamento approvato nel bilancio di previsione 2024, che ha modificato il Testo unico regionale delle foreste. Nel dettaglio, si potrà circolare su sentieri, mulattiere, viali parafuoco e piste di esbosco e di servizio a boschi e pascoli, a meno che non siano presenti appositi cartelli indicanti il divieto di transito.

Garantire una maggiore libertà

Una modifica, questa, che a detta dei promotori va nella direzione di garantire una maggiore libertà su montagne e colline umbre, consentendo una maggiore fruibilità del territorio. Lo ha sottolineato la firmataria dell’emendamento, la consigliera della Lega, Manuela Puletti. Soddisfazione anche da parte dalla Federazione Motociclistica Italiana (FMI), secondo cui la montagna dovrebbe essere accessibile a tutti, compresi coloro che la esplorano su veicoli motorizzati.

Nonostante possa essere pericoloso per gli ecosistemi, l’uso di mezzi motorizzati sui sentieri è una pratica diffusa anche in altre regioni montane. Questo sebbene le regole locali e nazionali impongano limitazioni. D’altronde, la carenza di controlli e l’anonimato fornito dai caschi e dall’assenza di contrassegni di riconoscimento facilitano questa pratica. Proprio in Umbria ci sono 444 sentieri gestiti dal Club Alpino Italiano, ma il budget limitato (10mila euro all’anno per tre anni) per l’installazione di cartelli rende di fatto i divieti inefficaci.

Sentieri come “boschi della droga”

Nel 2021, un decreto nazionale di applicazione del Testo Unico delle foreste ha uniformato le norme di tutela per la viabilità agro-silvo-pastorale (VASP) a quelle del bosco, proibendo il traffico ordinario non autorizzato sia su proprietà private che su terreni demaniali. La Federazione Motociclistica Italiana oppose resistenza, costringendo il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali a emettere un comunicato stampa per chiarire che la competenza principale in materia spettava alle regioni. Dopodiché, la Regione Lombardia sottolineò che la legge lombarda stabiliva che il transito sulle strade agro-silvo-pastorali era disciplinato da regolamenti comunali.

Tuttavia, a novembre 2022, con un emendamento, due consiglieri della Lega equipararono sentieri e mulattiere alla categoria di viabilità agro-silvo-pastorale, ribadendo l’intenzione di trasformare le “strade del degrado” in percorsi per e-bike, monopattini off-road, motorini e moto fuoristrada. I consiglieri della Lega hanno descritto i sentieri come “boschi della droga”, sostenendo che questa trasformazione avrebbe consentito ai comuni di allontanare i giovani da comportamenti indesiderati.

Motoraduno nel parco nazionale

Non solo. In Veneto, un documento presentato a settembre da nove consiglieri della Lega ha ampliato le categorie che possono ottenere deroghe al divieto di circolazione sulla VASP, includendo “soggetti privati gestori della fauna selvatica, conduttori di cani da recupero e soggetti per il contenimento di specie invasive”. Una modifica che favorisce principalmente i cacciatori. Nel frattempo, nella provincia di Chieti, in Abruzzo, dal 5 al 7 gennaio 2024, si è svolto il primo motoraduno nel cuore del Parco Nazionale della Majella, pubblicizzato come un “equilibrio perfetto tra avventura e comodità, per un’esperienza piacevole e senza preoccupazioni”.

Rispetto al contemperare la tutela naturalistica e la fruibilità delle montagne, alcuni territori hanno adottato un atteggiamento ambiguo, abbracciando contemporaneamente la promozione turistica per gli appassionati di motori, come nelle valli bergamasche, nell’Oltrepò pavese e nell’Appennino tosco-romagnolo, e l’attrazione per il cosiddetto “turismo dolce”. Una dualità che, con il nuovo decreto, ora investe anche l’Umbria. La coesistenza delle due opzioni, però, appare problematica.

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