Crisi climatica: dobbiamo ripensare ai pericoli in montagna?

Con il cambiamento climatico in atto dobbiamo ripensare al nostro modo di frequentare la montagna? I pericoli sono diversi, le stagioni cambiano e anche noi dobbiamo adattarci. L’editoriale di Maurizio Gallo.

Da ormai diversi anni si discute sui cambiamenti climatici che stanno modificando il Pianeta: temperatura media che si alza, ghiacciai che si sciolgono, desertificazione progressiva e disponibilità di acqua in calo; si utilizzano sempre più spesso i concetti di mitigazione, resilienza e adattamento. Non ci chiediamo invece quasi mai se i cambiamenti climatici un effetto sul nostro modo di frequentare la montagna? Sicuramente si.

Le stagioni cambiano e si spostano, le salite sugli 8000 iniziano a modificare i tempi e le condizioni, le invernali sono spesso più sicure delle salite che si facevano durante altre stagioni, le condizioni delle salite su ghiaccio in quota sono completamente cambiate, le traversate sui ghiacciai sono anticipate per evitare pericoli oggettivi e ghiacciai troppo secchi e crepacciati e così via.

Adattamento e rischio

Dobbiamo inserire la parola adattamento alle nostre decisioni e sulla nostra percezione del rischio in montagna? Estati caldissime producono una progressiva fragilità della roccia non più consolidata dalla presenza di ghiaccio in profondità rendendo gli appigli fragili e le rocce meno stabili anche su vie molto ripetute.

Inverni con scarse precipitazioni nevose rendono il manto meno stabile e maggiormente soggetto a metamorfismo, sbalzi termici impensabili fino a pochi anni fa con piogge fino ad oltre 2000 metri a cui seguono dopo poche ore temperature in caduta libera, sempre più frequentemente le precipitazioni nevose avvengono con vento forte e sono seguite da giorni comunque molto ventosi: il vento trasporta la poca neve appena dopo le precipitazioni e forma lastroni e placche “nascoste” anche agli occhi attenti e molto pericolose.

Diversi amici scialpinisti sono molto più indecisi sulle decisioni da prendere di fronte ad un pendio.

Possiamo affermare che dobbiamo adottare maggior attenzione, ma anche maggior pazienza e scelte meno “avventurose”? Dobbiamo adottare criteri di “adattamento” ai cambiamenti climatici?

La montagna non uccide nessuno: sta a noi fare le giuste interpretazioni, rinunciare alle gite programmate nei week end se non ci sono le condizioni, tornare a portare avanti uno scialpinismo di stagione avanzata, come si faceva un tempo; oggi la quasi totale diffusione dall’attrezzatura da neve farinosa spinge tutti gli scialpinisti a cercare situazioni oggettivamente più pericolose.

Ripensiamo anche al mondo social e al voler apparire più bravi e “apripista” di itinerari per dare una news che poi tanti seguono magari senza le dovute conoscenze: bastano anche solo poche ore per cambiare le condizioni! Oggi spesso si decide sulla base del ”dai ci sta!” e bisogna non finire invece in un terribile “ci poteva stare”.

ULTIME NOTIZIE

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp

CORRELATI

Notifiche
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti