DAVVERO COPRIRE I GHIACCIAI PUò ESSERE LA SOLUZIONE?

Diversi esperti di climatologia e glaciologia hanno lanciato un appello per sensibilizzare e spiegare criticità e problemi che emergono da una soluzione apparentemente sostenibile per contrastare le conseguenze dell’emergenza climatica. Coprire il ghiacciaio del Presena con teli geotessili per contrastare le conseguenze del cambiamento climatico questo è l’obiettivo di nascenti start-up e diverse iniziative di raccolte finanziarie di cui in questi giorni si sente molto parlare. Pensare di risolvere il problema delle importanti perdite di ghiaccio, di un continuo e inarrestabile ritiro dei più grandi ghiacciai dell’arco Alpino non può essere una soluzione e una soluzione definita sostenibile. Per questo 39 scienziate e scienziati esperti di ghiacciai e clima hanno fatto appello, con una lettera, supportati da diversi enti italiani facenti parte del World Glacier Monitoring Service, per far riflettere su questa scelta e la futura scelta di ognuno di noi sul sostenere questo tipo di iniziative. Il Ghiacciaio del Presena fa parte del gruppo dei Ghiacciai della Presenella e porta con sé una grande storia umana e climatologica e il suo sfruttamento per realizzazione di impianti sciistici è iniziato negli anni Sessanta del Novecento. Dal 2007 a seguito di diversi monitoraggi che indicavano come il ritmo di fusione sarebbe incrementato compromettendo la stabilità del ghiacciaio e le attività sciistiche è stato applicato un cerotto. La società Carosello Tonale  s.p.a con il supporto dell’Università di Trento ha iniziato le attività di copertura del ghiacciaio nei periodi invernali con lunghe strisce di teli geotessili. Oggi diverse iniziative come la startup Glace-Up, coinvolgono i cittadini e i più sensibili al tema in questa azione dando la possibilità di comprare porzioni del ghiacciaio con la formula “adotta un ghiacciaio”. Ma siamo sicuri che questa azione sia sostenibile e sia davvero la soluzione al contrasto del cambiamento dei nostri ghiacciai, risulta davvero un’opportunità per ostacolare la ormai non più così lenta scomparsa di un patrimonio inestimabile e che ci garantisce la sopravvivenza? I teli geotessili sono, lunghe strisce bianche in materiale polimerico, il materiale di cui sono composte la maggior parte degli oggetti che chiamiamo plastica. Un materiale altamente efficiente e dalle innumerevoli proprietà. Questi teli grazie alla colorazione bianca riescono a garantire una maggiore riflessione della luce solare e andrebbero a ridurre quasi del 60% la fusione del ghiacciaio. Quindi sono un’ottima soluzione? Dal punto di vista fisico, si, riducono lo scioglimento ma per quanto lodevole, l’iniziativa di coprire i ghiacciai con teli plastici ha diversi limiti di natura logistica, economica e ancor di più ambientale ed ecologica. Questi teli hanno un costo, ambientale, in termini di CO2 ed economico che deriva dalla loro produzione e anche dalla loro gestione per installarli e smantellarli. Si, perché non sono eterni e si stimano quasi 40 giorni per installarli e altrettanti per rimuoverli. Inoltre, nella maggior parte dei casi è difficile che possano essere riciclati perché proprio per soddisfare le richieste applicative sono un mix di materiali polimerici in forma fibrosa. Le condizioni atmosferiche degradano le fibre, l’azione del sole, del vento e delle temperature agisce degradando questi teli frantumandoli e lasciando un orrendo paesaggio oltre che, minaccia più importante, micro e nanoplastiche che si aggiungono a quelle migliaia già trovate e analizzate dai glaciologi. Il costo aumenta ulteriormente se si considera la possibilità di applicare questa soluzione a tutti i ghiacciai che sono in situazioni critiche. Oltretutto ci sono problematiche logistiche, non risulterebbe possibile come soluzione in tutti quei luoghi impervi in cui non è agibile arrivare con mezzi operativi ingombranti tipicamente coinvolti come il gatto delle nevi. Inoltre, è bene considerare il problema ecologico che questa pratica comporta su un ecosistema, quello montano molto fragile e in continua e veloce cambiamento. La superficie di una ghiacciaio e così il suo ambiente intorno non è inerte e sterile ma vivo e dinamico. I cambiamenti climatici stanno agendo su uno spostamento sempre più a nord di specie animali e vegetali e la copertura con teli di plastica non può che isolare le comunità biologiche presenti e limitare i processi biologici. La conseguenza è quella di impoverire e rendere i ghiacciai cubi asettici, separati dal loro contesti ambientale. Tutto questo ha senso solo se consideriamo il puro interesse economico di preservare attività sportive e turistiche ma non è la soluzione di adattamento al cambiamento climatico o di tutala di un ghiacciaio a cui dobbiamo auspicare. In questo periodo storico, è utile agire con trasparenza e chiarezza su quelli che sono le finalità di questi progetti, allontanarsi dal semplice greenwashing e non perdere quella sensibilità ambientale acquisita fino ad ora. La soluzione per agire e adottare un ghiacciaio per sempre è quella di ridurre le emissioni di gas serra partendo proprio dalle nostre azioni quotidiane. Questo è IL modo per preservare nel tempo e in modo concreto i ghiacciai e inevitabilmente noi stessi. Qui per leggere la lettera: 1- Lettera Scienziati_ coprire i ghiacciai non significa salvarli